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28 giugno 1970
Continua il mio viaggio a cavallo Milano-Roma e non mi lamento
Ci hanno preso per cow boy

di Lucio Battisti

È bello, è bellissimo! Quella che vediamo, io e Mogol, è un'Italia diversa e la gente ci accoglie come i corrieri del "Pony Espress". Il problema è la sveglia: suona alle cinque, ma quando ci mettiamo in sella sono le nove. Spesso, poi, sbagliamo strada.
Una sera abbiamo rischiato d'annegare in mezzo alle trote.
E ora un consiglio: se volete conoscere voi stessi montate a cavallo e fate come me.

Dalla sella di Ribatejo, giugno - Siamo in sella da una decina di giorni e ne abbiamo passate di tutti i colori. Sembrava facile, e non lo è, sembrava bello, e invece è bellissimo. Ma voglio procedere con ordine nel raccontarvi quello che ci è capitato sulla strada di Roma a me e al mio paroliere Mogol.

Come sono le strade
A cavallo le strade sono diverse, tutto è diverso in questa Italia semisconosciuta che frughiamo lentamente giorno per giorno. Percorriamo sentieri in mezzo ai boschi, stradine polverose, viottoli di montagna, spiagge. Qualche volta, ma è raro, incontriamo una striscia d'asfalto e allora siamo assediati dalle macchine, Ci seguono col motore al minimo che dopo un po' fuma.
Domenica scorsa, una famiglia stretta in un'utilitaria ci ha seguito per venti chilometri e, quando ci siamo fermati per fare colazione al sacco, abbiamo unito le nostre provviste alle loro. Il nostro passaggio fa notizia: quando arriviamo in un centro abitato non si sa come troviamo riunite decine e centinaia di persone. Sembra il Cantagiro, anzi il Cavalgiro.

Per mangiare ci arrangiamo
Ogni sera raggiungiamo una località prestabilita dove ci aspettano la roulotte e la jeep che ci precedono per preparare il campo base. Cuciniamo noi stessi dopo aver acceso il fuoco.
Il menù è sempre quello: grosse bistecche a sangue, vino di quello buono e tanta frutta che ci regalano per strada o che a volte cogliamo noi stessi dalle piante. Per finire un caffè che beviamo in tazze di latta come i cow-boy nei film western. Dobbiamo difenderci ogni sera dagli inviti a cena delle persone che incontriamo. Tutti ci vorrebbero al loro desco. Qualche volta abbiamo dovuto cedere ma cerchiamo di tenere duro altrimenti la nostra cavalcata si trasformerebbe in una comoda gita. Questo per la cena. A mezzogiorno mangiamo come capita, qualche volta sandwich in sella.

Dormiamo spesso sotto le stelle
Qualche volta dormiamo all'aperto, sotto le stelle - se ci sono - avvolti in un sacco a pelo, altre volte dormiamo nella roulotte che è capace di quattro posti letto. Un paio di notti le abbiamo passate al coperto in una cascina perchè pioveva a dirotto ma poi io e Giulio ci siamo autoaccusati di alto tradimento: che cow-boy siamo se ci spaventiamo per un po' di pioggia!

Gli incontri che abbiamo fatto
Tanti incontri e tutti stimolanti. La gente è meravigliosa, e scoprirla è altrettanto bello. Abbiamo incontrato un vecchietto di ottantadue anni che era stato in cavalleria durante la Prima guerra mondiale e che ci ha chiesto di quale reggimento fossimo.
Una vecchietta tutta nera, con una falce in mano, ci è venuta incontro sull'Appennino Tosco-Emiliano. "Oddio è la morte", ho pensato. Ma la vecchina voleva soltanto offrirci della frutta.
Un giorno, su una stradina toscana, ci ha raggiunto una bellissima ragazza bionda in motoretta. Aveva letto del nostro viaggio e s'era messa a cercarci! "Per trovarvi", ha detto, "ho fatto centocinquanta chilometri. Almeno un autografo me lo merito".

Dove troviamo l'acqua
L'acqua è l'elemento più prezioso per il nostro viaggio: ci serve per bere, per cucinare, per lavarci. Quando ne troviamo un po' sia fiume, torrente o mare, ci buttiamo. Il bagno l'abbiamo fatto dappertutto: sotto una cascata, nel Po, nel mare (faceva tanto caldo che ci siamo entrati completamente vestiti).
Una sera siamo finiti nei pressi di un laghetto artificiale e ci siamo messi a mollo. Dopo un po' arriva un tipo che grida: "Siete pazzi, non sapete che qui si annega?". Io e Giulio ci guardiamo sbalorditi, il laghetto è un olio e si tocca benissimo. L'altro insiste che lì ne sono annegati cinque. "Vabbè", replichiamo, "adesso veniamo fuori". Al che quello sbotta: "Allora non avete capito niente, dovete andarvene subito perchè disturbate le trote". Accidenti, non ci eravamo accorti che quello era un bacino d'allevamento trote!

Gli incidenti? Niente di grave
Sin'ora, toccando ferro, niente di grave. Solo una volta Ribatejo, il mio cavallo, accaldato e stanco s'è fermato in mezzo ad un fiume e non voleva andare avanti. Stava per inginocchiarsi e, se l'avesse fatto, saremmo piombati insieme nell'acqua e, carichi come siamo sempre, sarebbe anche potuto finir male. È bastato un attimo: l'ho spronato e lui è partito a razzo. Che brutto momento!
Un paio di volte ci hanno scambiati per zingari e ci hanno invitato ad andarcene. Giulio ed io abbiamo spiegato chi eravamo e cosa facevamo: "Sei un cantante allora canta", mi ha detto un vecchio contadino. Che dovevo fare? Ho cantato.

Costa tirrenica
Quando abbiamo visto il mare ci siamo sentiti emozionati come bambini. Eravamo in viaggio ormai da una settimana, tra boschi, monti e rovi. Vedere l'acqua azzurra e la sabbia è stato bellissimo. Ci siamo buttati al galoppo verso la spiaggia e mentre i nostri cavalli, Ribatejo e Pinto, si riposavano, ci siamo gettati in acqua, così come eravamo, cioè vestiti. Facciamo il bagno nell'aria frizzante del mattino presto. È una faticaccia ma ogni giorno scopriamo sensazioni nuove.
Il contatto con la gente è quasi sempre schietto, aperto. Chi ci chiede notizie, chi ci fa promettere che manderemo cartoline da Roma: in cambio di una parola ci portano frutta, prodotti del luogo, ci presentano bambini, ce li mettono in sella. È un modo meraviglioso di conoscere il prossimo.
La lunga cavalcata verso Roma del mio paroliere di fiducia Giulio Rapetti, detto Mogol, e mia prosegue regolarmente: una quarantina di chilometri al giorno, le ossa rotte ma tanto tanto entusiasmo. Intanto, la gente ci ha battezzato i "galoppatori folli" e sono pochi quelli che mi riconoscono, senza chioma.

Ai piedi degli appennini
Comincia la scalata di buona lena. Non c'è in giro un'anima e sembra davvero di vivere in un altro secolo. Ma non appena arriviamo in un centro abitato, anche se piccolo e sperduto, troviamo ad accoglierci un sacco di gente.
Un mattino, in un paesino della Lombardia, siamo stati festeggiati dai piccoli studenti di una scuola elementare.

Emilia
Cavalcare in un bosco è altrettanto bello che galoppare sulla sabbia. C'è un'aria meravigliosa, un movimento nascosto di animali, una colonna sonora eseguita da cori di uccelli. Gente, andate a cavallo da Milano a Roma e non ve ne ne pentirete. Certo, l'ho detto e lo ripeto: è una passeggiata faticosa, ma ne vale la pena.
Noi ci siamo presi soltanto un paio di giorni di riposo, ma solo perchè i cavalli dovevano riposare. Ne abbiamo approfittato per tornare a Milano in macchina e partecipare a una grande festa campestre organizzata dalla Numero Uno, la casa discografica per la quale io e Mogol lavoriamo. Poi via di nuovo verso Roma. Ci vediamo lì.

Nella terza parte: Le mie ultime avventure sulla strada di Roma.


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